Rimedio alla più piacevole delle malattie, il consumismo

È importante mettere a fuoco che la domanda “Quanto valore ha per me ciò che acquisto?” è irrimediabilmente in opposizione al consumismo.

Facendo un piccolo passo in più, voglio qui mostrare che, al contrario, quella domanda indispensabile è naturale conseguenza di un modo minimalista di intendere la vita.

Nel post precedente ho introdotto la definizione di minimalismo: ora abbiamo bisogno della definizione di consumismo (da Wikipedia):

Il consumismo è un fenomeno economico-sociale tipico delle società industrializzate che consiste nell’acquisto indiscriminato di beni di consumo da parte della massa, suscitato ed esasperato dall’azione delle moderne tecniche pubblicitarie, per lo più inclini a far apparire come reali bisogni fittizi, al solo scopo di allargare continuamente la produzione.

Nel titolo del post mi sono spinto oltre, esprimendo certo un’opinione, usando le parole malattia e rimedio: sono queste ad innescare la riflessione che vado a proporti.

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Minimalismo e fondamenta: chiarezza ed equilibrio

Fondamenta

Osserviamo insieme la foto con cui si apre il post: che cosa evoca?

Inizio e semplicità.

In quella foto pare di avvertire l’energia con cui il presente spinge un progetto verso il futuro, quando questo è così definito che con la mente di oggi già si vede che cosa sarà domani. L’inizio.

Con la stessa forza, emerge la semplicità: tutto è sotto il cielo, letteralmente, e nessun meccanismo nascosto è ancora all’opera.

Inizio e semplicità: tempo e spazio in configurazione minima e ciononostante sufficienti a delineare ciò che ancora non è. Una sorta di sovrapposizione tra presente e futuro.

Ed ecco apparire il legame profondo tra il minimalismo e quel simultaneo apparire di presente e futuro: la chiarezza.

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… qualcosa su cui riflettere

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A proposito di astinenza da YouTube, nuovo aggiornamento: sto leggendo di più!

È una buona notizia.

E leggendo vien da riflettere, specie se lo sguardo cade su una frase come questa:

Persino nelle circostanze più felici, la gente ha qualcosa su cui riflettere.

Si tratta di un passo da Murakami, L’assassinio del commendatore. Libro primo: idee che affiorano.

Non mi addentrerò nell’atmosfera sospesa e ciononostante in fermento che quel romanzo costruisce pagina dopo pagina, ma ne evocherò il senso del riflettere con un’immagine che mi affiora in questo momento.

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Sfida persa! In parte…!

Quando perdi una sfida… ma non la guerra!

La scorsa settimana avevo degli obiettivi… be’, questo è quello che ho fatto, invece:

  1. letto un decimo (non un terzo) de L’assassinio del commendatore Libro primo Idee che affiorano, dell’ottimo Murakami, e
  2. sono arrivato alla terza sezione (non la quinta) del Corso completo di data science con R
  3. sono arrivato alla quinta sezione (attività non prevista) del corso Getting Started with NLP Deep Learning Using PyTorch and fastai

Non male: perché quindi il titolo sostiene che abbia perso la sfida?

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La sfida: una settimana senza YouTube

Lo so: ormai è passato quasi un anno dall’ultimo post.

Imperdonabile: lo so.

Il motivo è presto detto: quando incontri la donna della tua vita ed in pochi mesi decidi di sposarla, perché senza di lei saresti perso – beh, il blog scompare!

In realtà, il blog non scompare, si eclissa.

Ma resta come una pagina bianca che ti invita a scrivere ancora.

Riprendo quindi da un tema che mi sta a cuore, perché rappresenta una costante sfida: vivere l’intrattenimento come momento, anziché come condizione a cui tendere.

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