Minimalismo e scrittura: la sintesi

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Le parole

Le parole, con i significati che esse evocano, richiedono equilibrio: non una parola in più, non una parola in meno.

Quando quell’equilibrio è assente, le parole faticano a comunicare, imprigionate nella babele che esse stesse, squilibrate, alimentano.

Al contrario, dissipata o assente quella confusione, le forme pure dei significati emergono netti ed essenziali.

Essenza: ossia minimalismo.

Le cose

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Quando pensiamo ad una cosa cercando di coglierne l’essenza, paradossalmente ciò che rimane, una volta spogliata di ogni ornamento momentaneo, è il tempo in cui si è manifestata.

Quel tempo che è destinato a farsi ricordo.

Quel tempo che, per definizione, è ciò che continuamente fluisce senza mai fermarsi ed è al tempo stesso è tutto ciò che troviamo quando scomponiamo le cose fino a non poter scomporre oltre.

Il tempo è essenza: ossia minimalismo.

Le parole che dicono le cose

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Le parole e le cose si incontrano nella loro essenza, nel minimo in cui possono specchiarsi e dialogare raccontando la storia che siamo in quanto uomini, in quanto viventi, in quanto respiro che alterna ingresso e uscita.

L’alternarsi del pieno e del vuoto, del significato e della cosa, della parola e del silenzio.

La sintesi di ogni storia.

Minimalismo e collezionismo: la strana coppia

Ebbene sì: amo l’orologeria e vorrei avere centinaia di orologi!

Come si concilia il collezionismo, di qualunque oggetto, con il minimalismo?

Ovvio che siano in opposizione, però possono aiutarsi, perché dal loro scontro nasce una spinta verso la conoscenza che non si nutre di possesso.

Vediamo come questo sia possibile.

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Rimedio alla più piacevole delle malattie, il consumismo

È importante mettere a fuoco che la domanda “Quanto valore ha per me ciò che acquisto?” è irrimediabilmente in opposizione al consumismo.

Facendo un piccolo passo in più, voglio qui mostrare che, al contrario, quella domanda indispensabile è naturale conseguenza di un modo minimalista di intendere la vita.

Nel post precedente ho introdotto la definizione di minimalismo: ora abbiamo bisogno della definizione di consumismo (da Wikipedia):

Il consumismo è un fenomeno economico-sociale tipico delle società industrializzate che consiste nell’acquisto indiscriminato di beni di consumo da parte della massa, suscitato ed esasperato dall’azione delle moderne tecniche pubblicitarie, per lo più inclini a far apparire come reali bisogni fittizi, al solo scopo di allargare continuamente la produzione.

Nel titolo del post mi sono spinto oltre, esprimendo certo un’opinione, usando le parole malattia e rimedio: sono queste ad innescare la riflessione che vado a proporti.

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Minimalismo e fondamenta: chiarezza ed equilibrio

Fondamenta

Osserviamo insieme la foto con cui si apre il post: che cosa evoca?

Inizio e semplicità.

In quella foto pare di avvertire l’energia con cui il presente spinge un progetto verso il futuro, quando questo è così definito che con la mente di oggi già si vede che cosa sarà domani. L’inizio.

Con la stessa forza, emerge la semplicità: tutto è sotto il cielo, letteralmente, e nessun meccanismo nascosto è ancora all’opera.

Inizio e semplicità: tempo e spazio in configurazione minima e ciononostante sufficienti a delineare ciò che ancora non è. Una sorta di sovrapposizione tra presente e futuro.

Ed ecco apparire il legame profondo tra il minimalismo e quel simultaneo apparire di presente e futuro: la chiarezza.

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… qualcosa su cui riflettere

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A proposito di astinenza da YouTube, nuovo aggiornamento: sto leggendo di più!

È una buona notizia.

E leggendo vien da riflettere, specie se lo sguardo cade su una frase come questa:

Persino nelle circostanze più felici, la gente ha qualcosa su cui riflettere.

Si tratta di un passo da Murakami, L’assassinio del commendatore. Libro primo: idee che affiorano.

Non mi addentrerò nell’atmosfera sospesa e ciononostante in fermento che quel romanzo costruisce pagina dopo pagina, ma ne evocherò il senso del riflettere con un’immagine che mi affiora in questo momento.

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