Pandemia, rischio e opportunità (una prospettiva minimalista)

Siamo tutti confinati in casa per la maggior parte del tempo. Siamo, per forza, minimalisti negli spostamenti e, di conseguenza, nei desideri. 
Rispetto al mito del miglioramento continuo, vissuto come espansione di movimenti e desideri che possono e devono essere soddisfatti, siamo di fronte ad una catastrofe.

È così in ogni caso?

Pensiamo alla fetta rilevante di popolazione mondiale che non è stata toccata direttamente o indirettamente dalla malattia, quindi che non ha contratto il virus e che non ha avuto malati o vittime nel suo mondo di affetti.
Se ci concentriamo su chi non ha avuto danni sanitari in seguito al contagio, ci concentriamo di conseguenza su quella fetta di popolazione che può a sua volta essere divisa in due:

  • coloro che hanno avuto danni economici, perdendo lavoro e reddito,
  • coloro che non hanno avuto danni economici, preservando lavoro e reddito, talvolta migliorando la propria condizione.

Entrambe quelle categorie, pur con evidenti differenze, si trovano in salute a dover gestire un cambiamento repentino che spinge il mondo a muoversi verso un minimalismo di circostanza, che riduce le possibilità.

La riduzione di possibilità è sia un rischio sia un’opportunità.
Un rischio, perché costringe la volontà in un recinto più piccolo di quanto la volontà stessa vorrebbe.
Un’opportunità, perché quella stessa volontà ha l’occasione di focalizzarsi sul ridotto paniere di possibilità che ha.
Da questo punto di vista, il minimalismo di circostanza che molti stanno vivendo è necessariamente una catastrofe?

La risposta è una scelta, tra il  e il no. Il cambiamento esplosivo del mondo sotto l’attacco del virus abolisce le sfumature: le scelte sono binarie.

Quella fetta di popolazione che non ha avuto danni sanitari, diretti o indiretti, come spiegato sopra, è costretta dalla circostanza della pandemia ad assumere, col privilegio della salute, l’atteggiamento che il minimalista abbraccia per scelta: diminuire lo spazio in cui la volontà si può muovere, con il beneficio della concentrazione e della valorizzazione di ciò che è sufficiente ad aprire la mente al nuovo.

Laddove il nuovo non è qualcosa di migliore, ma è creazione: ogni creazione dà l’avvio ad una storia inedita, incomparabile con quanto ne è fuori, nello spazio o nel tempo. Superando così, non per confronto, ma per distanza tra mondi, l’insostenibile tensione al sempre di più.

Chi è tra i fortunati che sono sani e circondati da affetti sani, abbia la saggezza di trasformare in opportunità di nuovo gli inediti tempi che ci troviamo a vivere.
Ed il minimalismo ne sia il modello etico e mentale.

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