Minimalismo e collezionismo: la strana coppia

Ebbene sì: amo l’orologeria e vorrei avere centinaia di orologi!

Come si concilia il collezionismo, di qualunque oggetto, con il minimalismo?

Ovvio che siano in opposizione, però possono aiutarsi, perché dal loro scontro nasce una spinta verso la conoscenza che non si nutre di possesso.

Vediamo come questo sia possibile.

Il minimalismo ha evidenti implicazioni positive sui consumi, dal momento che porta a concentrarsi sul valore di ciò che è necessario, tuttavia non vi si oppone apertamente.

Ritenere che nell’essenziale risieda il valore delle cose è una visione del mondo, non uno slogan o, peggio, una lotta contro consumi e sprechi.

Dalla prospettiva minimalista ciò che è superfluo non è uno spreco, ma un ostacolo alla felicità, che si realizza nell’equilibrio con ciò che ci circonda.

Di conseguenza il superfluo non è un nemico da combattere, bensì uno stato dell’animo da superare.

Bene: arriviamo ora al collezionismo.

Per me si tratta di collezionismo di orologi, ma il discorso che sto per proporti è valido per qualsiasi forma di collezionismo: quando si ama una categoria di oggetti, è naturale volerne fare un’esperienza sempre più ampia e profonda.

Nel caso dell’orologeria, una volta esplorata l’espressione di un segnatempo, viene voglia di fare confronti, di immaginare l’orologio perfetto e cercarlo in ciò che esiste oggi ed esisterà in futuro.

La perfezione è ovviamente irraggiungibile, per cui nessun collezionista smetterà mai di desiderare ulteriori orologi, anche nel caso in cui, per un momento, credesse di avere tra le mani quello perfetto.

La ricerca del collezionista mima la ricerca di ogni essere umano: l’anelito verso un futuro che realizzi suoi sogni.

E sappiamo bene che un sogno realizzato esaurisce presto la forza ispiratrice che aveva prima di essere realizzato.

Da questo punto di vista, la ricerca del collezionista di cui ho parlato finora assomiglia al consumismo: più si consuma più si vuole consumare, senza altro scopo.

Il minimalismo in questo contesto mette pace e porta equilibrio, modificando leggermente la mira della ricerca: essenza, anziché perfezione.

La ricerca della perfezione procede per aggiunte, mentre la ricerca dell’essenza procede per rimozioni: ciò che resta è perfetto in quanto è al di là del concetto di perfezione.

Come si traduce tutto ciò nella vita del collezionista di orologi? Nel venir meno del bisogno del possesso.

L’orologio perfetto che sto cercando è uno. Forse esiste, forse no. Averlo tra le mani, possederlo, è in ultima analisi marginale, in quanto il possesso è pura espressione di orgoglio.

Tolto il possesso, il collezionismo diventa analogo all’occupazione del critico d’arte, che trae piacere dalla conoscenza dell’opera.

Un collezionista minimalista quindi è uno studioso appassionato, che dedica tempo e cuore alla ricerca di una felicità che si schiude ogni giorno in quella ricerca, dimentico di possesso e volontà di dominio.

Stay tuned!

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