Minimalismo e scrittura: la sintesi

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Le parole

Le parole, con i significati che esse evocano, richiedono equilibrio: non una parola in più, non una parola in meno.

Quando quell’equilibrio è assente, le parole faticano a comunicare, imprigionate nella babele che esse stesse, squilibrate, alimentano.

Al contrario, dissipata o assente quella confusione, le forme pure dei significati emergono netti ed essenziali.

Essenza: ossia minimalismo.

Le cose

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Quando pensiamo ad una cosa cercando di coglierne l’essenza, paradossalmente ciò che rimane, una volta spogliata di ogni ornamento momentaneo, è il tempo in cui si è manifestata.

Quel tempo che è destinato a farsi ricordo.

Quel tempo che, per definizione, è ciò che continuamente fluisce senza mai fermarsi ed è al tempo stesso è tutto ciò che troviamo quando scomponiamo le cose fino a non poter scomporre oltre.

Il tempo è essenza: ossia minimalismo.

Le parole che dicono le cose

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Le parole e le cose si incontrano nella loro essenza, nel minimo in cui possono specchiarsi e dialogare raccontando la storia che siamo in quanto uomini, in quanto viventi, in quanto respiro che alterna ingresso e uscita.

L’alternarsi del pieno e del vuoto, del significato e della cosa, della parola e del silenzio.

La sintesi di ogni storia.

Minimalismo e collezionismo: la strana coppia

Ebbene sì: amo l’orologeria e vorrei avere centinaia di orologi!

Come si concilia il collezionismo, di qualunque oggetto, con il minimalismo?

Ovvio che siano in opposizione, però possono aiutarsi, perché dal loro scontro nasce una spinta verso la conoscenza che non si nutre di possesso.

Vediamo come questo sia possibile.

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