Rimedio alla più piacevole delle malattie, il consumismo

È importante mettere a fuoco che la domanda “Quanto valore ha per me ciò che acquisto?” è irrimediabilmente in opposizione al consumismo.

Facendo un piccolo passo in più, voglio qui mostrare che, al contrario, quella domanda indispensabile è naturale conseguenza di un modo minimalista di intendere la vita.

Nel post precedente ho introdotto la definizione di minimalismo: ora abbiamo bisogno della definizione di consumismo (da Wikipedia):

Il consumismo è un fenomeno economico-sociale tipico delle società industrializzate che consiste nell’acquisto indiscriminato di beni di consumo da parte della massa, suscitato ed esasperato dall’azione delle moderne tecniche pubblicitarie, per lo più inclini a far apparire come reali bisogni fittizi, al solo scopo di allargare continuamente la produzione.

Nel titolo del post mi sono spinto oltre, esprimendo certo un’opinione, usando le parole malattia e rimedio: sono queste ad innescare la riflessione che vado a proporti.

Per prima parliamo della parola malattia, che mi sono permesso di accostare a consumismo.

Dove, nella definizione di consumismo, riconosco i sintomi di una malattia?

In tutte quelle parole che rendono il consumismo una sorta di riflesso condizionato, indipendente dal pensiero:

Indiscriminato, esasperato, continuamente

Un atteggiamento che porta a comportamenti indiscriminati, esasperati e continui non è forse, per sua stessa definizione, un eccesso?

Ed un eccesso fuori controllo ha le sembianze di una malattia. Una malattia dell’anima.

L’anima consumistica ha perso il contatto con il concetto di valore, perché la ricerca delle cose non è guidata da esigenze via via più raffinate, bensì dall’assenza di ricerca di valore.

Come un viaggiatore che non ha una meta non può smettere di muoversi, perché altrimenti non sarebbe più un viaggiatore, quindi vaga per il mondo senza scopo, unicamente spinto da un bisogno di identità, che comunque gli sfugge.

Così un’anima consumistica che non insegue del valore continua ad acquistare cose, perché altrimenti smetterebbe di riflettersi nei consumi: non si vedrebbe più.

Ecco che arriviamo al rimedio: dallo specchiarsi in uno slogan a cercare del valore, qualunque sia il valore che una persona decida essere giusto per sé. Il minimalismo.

Tante parole a descrivere la malattia ed una scarna frase per presentarne il rimedio: nel modo stesso in cui il minimalismo si propone sta l’apertura di orizzonte che esso comporta.

Ciascuno ha il proprio orizzonte: il minimalismo non prescrive ciò che è essenziale, ma ti invita ad affrontare la promettente e proficua fatica di chiedertelo.

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